“Shine a Light” – Scorsese & Rolling Stones…
…per ragioni di ordine promozionale è stata rimandata alla prossima primavera del 2008 la data di uscita di “Shine a Light” di Martin Scorsese (prevista nelle sale per il 21 settembre 2007) il film documentario sui Rolling Stones in concerto a New York.
anteprima …
da www.corriere.it intervista a Martin Scorsese
Perché gli Stones e perché adesso? «Ah, è una domanda difficile… non c’è mai stato un motivo per non fare questo film». Come si è preparato a girarlo? «Nella mia storia personale c’è la loro musica, che ha influenzato molti dei miei film. Non li conoscevo un tempo. Li ho visti soltanto in concerto qualche volta nel corso degli anni. Negli anni dell’epoca formativa dei Rolling Stones la loro musica era davvero essenziale per me, io con la musica ci vivevo. Alla fine la loro musica ha alimentato film come Mean Streets e non solo. Toro scatenato fino a un certo punto, ma certamente Quei bravi ragazzi e Casino ». Ha utilizzato «Jumpin’ Jack Flash» e «Tell Me» con grande effetto in Mean Streets… « Mean Streets ha un debito verso gli Stones. Addirittura la visualizzazione di scene e sequenze in questo film deriva in larga parte dalla loro musica, dall’aver vissuto e ascoltato la loro musica. Nel corso degli anni, mi sono accorto che la loro musica nasce dal blues. E guarda caso io amo molto il blues. In un certo senso, la loro musica mi ha fatto scoprire il blues». «Non ne ero consapevole, io mi limitavo ad ascoltare la musica, poi immaginavo le scene nei film. E il ruolo degli attori. Non si trattava semplicemente di immaginare la scena di una carrellata sul volto di una persona o una sequenza in macchina. Era davvero come trasportare nei film gesti ed avvenimenti della mia stessa vita, quasi volessi interpretarla, per farne una storia. E avevo la sensazione che quelle canzoni mi ispiravano a realizzare tutto questo. Mi permettevano di farne un film, mi indicavano un modo per trasferire quelle storie in un film. Confesso che il mio debito è incalcolabile. Mentalmente, ho già realizzato questo film quarant’anni fa. È solo un caso se l’ho girato adesso».
Martin Scorsese
È vero che per assicurarsi i diritti di «Jumpin’ Jack Flash» e «Tell Me» in Mean Streets lei spese 30mila dei 750.000 dollari del suo budget? «Pare proprio di sì. Jonathan Taplin era il mio produttore, gli dissi che quella musica era indispensabile. Volevo anche un altro brano, “The Last Time”, ma non siamo riusciti a trovare i soldi». Gli Stones hanno ripescato un brano di «Exile on Main Street», appunto «Shine a Light», e lo hanno inserito nel loro album live «Stripped»: perché ha scelto proprio questo pezzo come titolo del film? «È una canzone in stile gospel. Mi piace la luce (light), l’idea di fare le riprese al Beacon Theater (beacon = faro). È come puntare un fascio di luce ancora una volta sugli Stones. Per illuminare la loro musica e il contributo che quella musica ha dato alla cultura, e a me. Anche se poi, nel film, “Shine a Light” non viene eseguito, si sente solo nei titoli di coda». Per prepararsi ha visto — o rivisto — altri classici film degli Stones, come Sympathy for the Devil, Gimme Shelter o Cocksucker Blues? «Ho guardato Cocksucker Blues, un film che amo molto. Gimme Shelter l’avevo rivisto di recente. Ho rivisto anche Sympathy for the Devil: davvero fondamentale. Quel fermo immagine, con le vignette intercalate da Godard (il regista Jean-Luc Godard) e le sessioni di prova ne fanno un film tuttora straordinario. Ti fa riflettere, ridefinisce la tua visione della vita, della realtà e della politica».
In una delle scene iniziali di Shine the Light si vede Jagger, prima del concerto, che esamina un modellino del palcoscenico al Beacon Theater. Non gli piace: «Sembra una casa delle bambole» dice stizzito. Più tardi vediamo Scorsese stesso, preoccupato perché non gli hanno ancora dato la scaletta per lo spettacolo, e scene intercalate mostrano Jagger su un aereo e poi in un hotel, che studia tranquillamente la lista delle canzoni. Quindi informa la telecamera che la scaletta sarà probabilmente decisa all’ultimo minuto… Nel frattempo, Martin si strappa i capelli — o finge di strapparsi i capelli — perché deve assolutamente sapere quale sarà la canzone di apertura per poter posizionare le cineprese… Si vede chiaramente che tutto fa capo a Jagger. Mick l’ha invitata a far parte della sua cerchia più intima? «Certo che sì. Per realizzare un film come questo è chiaro che ognuno di noi ha le sue difficoltà particolari». Ma Mick solleva obiezioni sul modellino del palcoscenico… «Non importa chi solleva obiezioni e a che cosa. Quello che importa è lo spirito con cui si fanno le cose. Anch’io mi lagno sempre: lagnarsi fa parte dell’intero procedimento. Se non mi lamento, vuol dire che non mi diverto, ah ah!».
È risaputo che Mick detesta le interviste: come ha aggirato questo ostacolo? «Ma io non l’ho mica intervistato! Cosa potevano aggiungere le interviste? Sono 40 anni che gli Stones vengono filmati, registrati; hanno detto tutto…Che cosa più si può voler sapere su di loro? Nulla, tranne la musica e lo spettacolo. È questo che mi ha dato ispirazione ». Gli Stones incarnano ancora la fiaccola della ribellione degli anni Sessanta nella nostra epoca? «Solo nel senso che la verità della loro musica deriva dal blues. È la loro versione del blues. È la loro riaffermazione, la loro rielaborazione. Questo è duraturo. E il blues incarna certi aspetti, certe sensazioni che noi tutti condividiamo in quanto esseri umani. E questo uno lo sente o non lo sente dentro di sé». Nel caso che non fosse ancora chiaro, Martin Scorsese adora la musica. Il suo documentario su Bob Dylan, No Direction Home (2005) è stato accolto con immenso favore dalla critica. E il suo film sugli ultimi concerti di The Band — The Last Waltz (1978) — con tanti cantanti illustri è il più grande film sulla musica di tutti i tempi. Ascolta altra musica? «Mi piace David Gray. Ascolto sempre Van Morrison, ovviamente. E i nuovi album di Bob Dylan. Tutto quello che fa Clapton. E mi piacciono anche i White Stripes: per me, sono una novità».
E gli Arctic Monkeys? «Anche loro, molto interessanti. Li ho visti in concerto. Ma devo ammettere che mi sembra di non aver più la capacità di ascoltare musica nuova, forse perché tanta di questa musica nuova sembra nascere dalla musica che ha accompagnato la mia gioventù. In fondo, mi piace risalire a musica sempre più antica. Qualcuno forse si sorprenderà, ma tutto sommato la musica che preferisco ora risale al periodo barocco». Ci sono altri musicisti sui quali le piacerebbe girare un documentario? «In questo momento, no». E allora ecco i capezzoli di Mick, i (nuovi) denti di Keith, le braccia scarne di Ronnie… Shine a Light rivela tutto di questi nonni, sempre in forma invidiabile, lì sul palco ad agitare i fianchi. Qual è il segreto dell’ottimo rapporto tra Jagger e Richards? «Uh. (Pausa). Affascinante. Osservandoli mentre lavorano insieme e si esibiscono, sembrano quasi forze opposte. Mick si muove a scatti. Keith si muove anche lui, ma molto lentamente! Sembrano controbilanciarsi in modo straordinario ». Perché restiamo ancora affascinati da questi quattro sessantenni che giocano a fare i ragazzini? «È ancora il potere della musica. È l’effetto che la loro musica e il loro spettacolo hanno sul pubblico. Che è ancora fonte di ispirazione per me. Perciò non potevo resistere: dovevo fare questo film».
Un carattere da cani…
September 26, 2007 by piccola donna
Filed under animali
Ogni cane ha la sua personalità che dipende da molti fattori. Tra questi uno dei più importanti è la razza. Ecco come varia il loro carattere dei cani in base alla razza. (…di Chiara Borelli)
Almeno 100 milioni di cani vivono come animali da compagnia nel mondo occidentale, di cui 7 milioni nelle case degli italiani, e circa 400 milioni popolano la Terra. Molto diversi tra loro, non solo fisicamente ma anche caratterialmente: le esperienze avute nel corso della vita ma anche le basi genetiche sono all’origine di queste differenze. La selezione di caratteristiche mirate iniziata almeno 20 mila anni fa, ha spinto infatti alla nascita di molte razze (oggi sono più di 400 quelle ufficialmente riconosciute) e alla formazione di comportamenti specializzati: utili per la guardia, la difesa, la caccia, la compagnia o il lavoro. Se cresciuti in un contesto rispettoso delle loro necessità, in tutti i quattrozampe si possono comunque riscontrare le caratteristiche principali del Canis familiaris: socievolezza, docilità, curiosità e adattabilità. E al di là dell’aspetto e del temperamento, tutti i cani hanno un’esigenza comune, quella di vivere in compagnia che li spinge a cercare un padrone quando non ne hanno uno.
Una scelta del cucciolo fatta in base alle nostre e alle sue esigenze, al di là dell’aspetto, è il primo passo per un rapporto di successo.
Guida alla scelta
Razze come cocker, golden retriever o boxer sono particolarmente socievoli. Docili e estroversi, sono abituati ad avere un rapporto stretto col padrone. Amano la compagnia, la vita in famiglia e mal sopportano la solitudine, soprattutto se prolungata; altre, come i chow chow, mostrano disinteresse verso le relazioni sociali troppo “intense”.
Alcuni cani, come il pastore tedesco o il border collie, sono più addestrabili, e altri, come i levrieri, meno collaborativi. È una questione genetica. Un siberian husky difficilmente potrà andare a spasso senza guinzaglio, perché è portato ad andarsene, così come un pastore maremmano: sono cani selezionati per essere indipendenti e che per natura hanno la tendenza alla dispersione. Nei cani primitivi, come il cane dei faraoni, sarà comunque l’istinto a prevalere.
Fedeli al cento per cento
Un pastore belga, un pastore bergamasco, un collie o un bobtail invece hanno la tendenza innata a seguire, ed è difficile che scappino, anche con un conduttore inesperto: già a tre mesi, nelle prime passeggiate, seguiranno spontaneamente quando sono lasciati liberi. All’estremo opposto dell’indipendenza vi è l’attaccamento al padrone: solitamente tutte le razze toy (cani di taglia molto piccola, pesanti anche poco più di un chilo, come il maltese o il chihuahua) sono così legate che difficilmente sopportano il distacco; è estremamente difficile insegnare loro a stare soli. Un caratteristica molto accentuata nel barbone toy, che spesso soffre di ansia da separazione: quella che lo porta a distruggere i cuscini del divano la sera in cui decidiamo di andare al cinema.
La dominanza è un altro tratto più o meno marcato del carattere: i segugi non lo sono per nulla, per esempio, perché sono cani gregari, in cui le mute devono cacciare e mangiare insieme, senza conflitti tra i vari elementi. Dobermann e Rottweiler sono in genere dominanti, ma la taglia non è tutto: razze piccole, come terrier e bassotti impongono spesso la loro autorità anche su individui più grandi di loro. Solo per alcune razze primitive, come l’alaskan malamute, è valido il concetto di maschio alfa dominante, come nei lupi; per la maggior parte, l’uomo non rappresenta il capobranco, ma un buon padre. Queste razze non sanno cosa sia la scala gerarchica, perché sono un “prodotto” della vita con l’uomo: il cane infatti non esiste in quanto tale, ma è stato selezionato dal lupo per vivere con l’uomo; la nostra famiglia ha preso il posto del branco.
Come trattarlo
Il nostro quattrozampe va trattato come un ragazzino, di cui dobbiamo gestire la vita, prendendo le decisioni anche per lui: Fido ci vede come un grande cane e cerca in noi l’autorità. I barboni hanno perfino cambiato orientamento, preferendo in ogni circostanza la compagnia dell’uomo a quella dei propri simili: pronti a compiacere il padrone, la loro felicità consiste nell’essere amati.
I livelli di reattività, collegati alle produzioni ormonali, sono pure molto variabili: lo sapevano bene anche i romani che per fare la guardia tenevano un molosso insieme a piccoli spitz. Questi ultimi, più reattivi, facevano l’allerta e svegliavano il molosso in caso di pericolo. Anche il nostro volpino italiano ancora nel Medioevo spesso viveva col mastino: serviva da sveglia per chiamare al lavoro il più pesante, lento, meno reattivo “bestione”.
Questione di pelle
Alcune reazioni poi dipendono dalle caratteristiche fisiche: la diversa sensibilità e reazione al dolore ne è un esempio. Già, perché non tutti hanno la stessa soglia. Da cosa dipende? Anche dallo spessore della pelle. I levrieri, che hanno un livello di sopportazione molto più basso, la hanno molto fine. Non reggono il dolore, tant’è che spesso quando devono partorire si ricorre al taglio cesareo. Terranova e mastini napoletani hanno la pelle molto spessa, e per questo sembrano sopportarlo meglio.
Sempre per una questione di geni, alcune razze mostrano maggiore aggressività di altre: sono i cani da guardia come i dobermann e i pastori tedeschi. Una corretta educazione, meglio se impartita da una persona esperta, permette però di avere esemplari perfettamente equilibrati e affettuosi. Discorso a parte per le razze da combattimento, che sono state sottoposte a un allevamento selettivo per rendere gli animali pronti a lottare tra loro anche senza motivazione. Il pit bull rappresenta purtroppo per alcuni proprietari la mascolinità muscolosa e minacciosa di chi intimidisce e affronta il mondo con aggressività.
Che si tratti di un alano o di un bassotto, tutti i cani, chi più e chi meno, hanno poco in comune col loro parente ancestrale, il lupo. Per il loro bene però, dobbiamo comunque riconoscere la loro diversità e la loro identità, anche se viviamo sotto lo stesso tetto: sono sempre più considerati simili a noi e, tra parrucchieri, trucchi e vestitini, eccessivamente umanizzati. Dall’altro lato, un’enorme contraddizione: 150 mila cani sono ancora abbandonati ogni anno in Italia e più di 5 mila muoiono nei combattimenti illegali.
Si ringrazia per la collaborazione Barbara Gallicchio, comportamentalista (www.asetra.it).
fonte www.focus.it
“Scrivere con la luce” …
La parola fotografia (dal greco fotos,luce, e grafia, scrivere) ha un’etimologia affascinante.
Altrettanto affascinante è spesso il risultato di alcuni esperimenti fotografici, soprattutto se a compierli è un dilettante.
Ciò che rimane impresso sulla carta fotografica è la fotografia, appunto, di un momento, di uno stato d’animo.
L’immagine che fermiamo con il nostro scatto, se spogliata delle imperfezioni tecniche, può diventare un preziosissimo ed unico capolavoro.
Perchè, se da grandi non vogliamo diventare fotografi, non è necessario acquisire la tecnica fotografica, quanto ascoltare la propria sensibilità artistica.
Con qualsiasi macchinetta digitale, anche con la più semplice, è possibile scattare ripetutamente senza alcun costo (quando bisognava comprare e sviluppare la pellicola erano dolori!) e sperimentare i “filtri” con cui si possono avere immagini in bianco e nero o seppia (io preferisco le digitali che inseriscono il filtro prima dello scatto e non che trasformano la fotografia una volta scattata.. salvo poi il gusto di sbizzarrirsi nel farlo con le foto migliori!).
L’abitudine di molti è quella di tirar fuori la macchinetta fotografica solo in occasione di compleanni, vacanze e matrimoni, perchè si pensa che quelli siano momenti unici.
Verissimo, ma è un momento unico ed irripetibile anche quello in cui fermiamo l’idea di una persona, o di una situazione.
Quel momento è unico in quanto quell’idea così, come l’ abbiamo proprio noi, non può averla nessun altro.
Imprimere una sensazione attraverso la luce di un tramonto o di un cielo carico di pioggia.
Fermare il nostro umore con un autoritratto.
Scrivere con l’obbiettivo un nostro modo di vedere le persone intorno, di coglierne l’essenza.
Costruire anche, perchè no, una scena per trasmettere uno stato d’animo.
Quelle che vi mando sono alcune foto fatte per gioco, senza alcuna tecnica, ma solo con il sentimento, ed in qualche caso con l’aiuto di qualcuno che si è prestato a realizzare le mie idee ( e che ringrazio!!!).
Dunque il mio invito è quello di prendere la macchinetta fotografica e lanciarsi in un nuovo esperimento: raccontare e raccontarsi.. SCRIVERE CON LA LUCE.
Aspetto le foto di qualcun altro che come me abbia voglia di lasciare impresso qualcosa di sè, o che trovi qualcosa di sè in qualche foto già scattata senza saperlo.
…Micol
www.myspace.com/ungiornoqualsiasi

…di Leonardo da Vinci
Giorno verrà in cui gli uomini
conosceranno l’intimo
animo delle bestie e,
quel giorno, un delitto
contro un animale sarà
considerato un delitto
contro l’Umanità.”
Leonardo da Vinci
GIORNATA DEGLI ANIMALI IL 6 E 7 OTTOBRE
ENPA, GIORNATA DEGLI ANIMALI IL 6 E 7 OTTOBRE.
MA PUOI GIA’ AIUTARCI CON L’SMS SOLIDALE
Il 6 e 7 ottobre, nelle piazze italiane, torna l’appuntamento a cui gli amici degli animali partecipano ogni anno sempre più numerosi: la Giornata degli Animali.
La zampa di un cane che “batte un cinque” con la mano di un uomo: è questo il simbolo della Giornata. La festa dei nostri amici con la coda, è un appuntamento ormai tradizionale per gioire insieme ai nostri animali, oltre che un’occasione fornita dall’Enpa per compiere qualche buona azione verso i loro fratelli più sfortunati.
Fin dal 20 settembre, si ha la possibilità di aiutare la Protezione Animali grazie alla disponibilità di Tim, Vodafone, Wind, 3 e Telecom: con il numero unico 48585, dal 20 settembre al 10 ottobre, chi invia un sms dona 1 Euro e riempie una ciotola dei cani e gatti accuditi dall’Enpa, chi telefona da telefono fisso dona 2 Euro (e di ciotole ne riempie due!), grazie al generoso contributo di Effeffe, azienda leader nella produzione di petfood.
Poiché i permessi municipali per i banchetti vengono per lo più concessi poco prima degli eventi, l’elenco delle piazze è ancora solo parziale.
Il principale avvenimento della Giornata, organizzata dall’Enpa in oltre 200 banchetti e pubblicizzata da numerosi media con Radio 105 e Radio Montecarlo in prima fila, è la possibilità di partecipare al referendum “Le Città per gli Animali” (per partecipare on line clicca qui): finalmente ai cittadini sarà data l’occasione di esprimere i propri desideri, suggerendo alle autorità politiche e amministrative concrete indicazioni per il benessere degli animali.
“Ai partecipanti sarà presentata una rosa di possibili iniziative”, spiega Carla Rocchi, presidente dell’Ente nazionale protezione animali, “tra le quali votare le tre che più vorrebbero attuate nella loro città. Ci è parso un modo importante per celebrare il bicentenario della nascita di colui che ha fondato la nostra associazione: Giuseppe Garibaldi. Sono passati due secoli, ma ancora si stenta ad ascoltare il parere di almeno 40 milioni d’italiani che hanno a cuore gli animali. Enpa si farà loro portavoce per stimolare le autorità alla realizzazione delle proposte più votate”.
L’emblema della Giornata, realizzato per Enpa dall’agenzia pubblicitaria Armando Testa, trova quest’anno una simpatica concretizzazione. Ce la illustra Marco Poli, consigliere delegato del centro Comunicazione & sviluppo Enpa: “Alle persone che provano amore per gli animali è sempre mancato un oggetto da poter indossare con orgoglio come simbolo dei loro sentimenti. Per questo abbiamo chiesto a Unoaerre, tra i principali produttori mondiali di oreficeria, di realizzare un apposito ciondolo che esprimesse con stile il senso di questa splendida amicizia. E siamo orgogliosi del risultato raggiunto”.
Ai tavoli ci saranno anche altri materiali: gadget del catalogo Enpashop (magliette, poster, adesivi ecc.), depliant istituzionali Enpa (donati da Agos Itafinco) e per i più piccoli, i simpatici palloncini a marchio Delfini Enpa oltre ai coloratissimi e originali tattoo all’acqua donati dalla Pizzardi Editore.
A sostenere la Giornata degli Animali ci sarà infine il Gruppo Iper. Sarà possibile, presso i 26 ipermercati del Gruppo, donare un pasto a un nostro trovatello semplicemente acquistando un prodotto della linea “Amici di Casa”.
fonte www.enpa.it
per maggiori informazioni www.enpa.it
TRP – Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica
CHI E’ UN TRP?
Un Tecnico della riabilitazione psichiatrica…
Un TRP è un tecnico della riabilitazione psichiatrica che si occupa, attraverso metodologie e metodiche individualizzate e di gruppo, della valutazione delle disabilità e delle potenzialità di soggetti con disabilità psichica, deterioramento cognitivo e handicap sociale, di recuperare le abilità perdute e di potenziare quelle inespresse, al fine di raggiungere l’autonomia, e di migliorare la qualità della vita dei soggetti presi in carico.
Si occupa soprattutto di riabilitazione cognitiva e riabilitazione psicosociale; è competente di farmacologia, diagnostica per immagini, psicologia, psichiatria, neurologia, geriatria, e ovviamente nello specifico di tecniche riabilitative.
Indicato per sog. con disabilità psichica, di tutte le età, con deterioramento cognitivo (demenze e ritardi) e con handicap sociale.
I laureati del corso in Tecnica della riabilitazione psichiatrica svolgono la loro attività professionale
in strutture sanitarie, pubbliche, private o accreditate, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero professionale.
Il profilo culturale e professionale del laureato in Tecnica della riabilitazione psichiatrica si caratterizza per il possesso di una formazione teorica e pratica che consente di svolgere,
nell’ambito di un progetto elaborato da una equipe multidisciplinare, interventi riabilitativi ed educativi su soggetti con disabilità psichica.
L’attività formativa è rivolta all’acquisizione di conoscenze e competenze relative a: valutazione
della disabilità psichica e delle potenzialità del soggetto; analisi dei bisogni e delle istanze evolutive; rilevazione delle risorse nel contesto familiare e socio-ambientale;
formulazione di specifici programmi di interventi mirati al recupero ed allo sviluppo del soggetto (abilitazione/riabilitazione alla cura di sé, alle relazioni interpersonali, all’attività lavorativa); formazione di personale di supporto.
Dott.ssa Vassallo Giuseppina


