“Scrivere con la luce” …

September 24, 2007 by MICOL  
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030.jpgLa parola fotografia (dal greco fotos,luce, e grafia, scrivere) ha un’etimologia affascinante.
Altrettanto affascinante è spesso il risultato di alcuni esperimenti fotografici, soprattutto se a compierli è un dilettante.
Ciò che rimane impresso sulla carta fotografica è la fotografia, appunto, di un momento, di uno stato d’animo.
L’immagine che fermiamo con il nostro scatto, se spogliata delle imperfezioni tecniche, può diventare un preziosissimo ed unico capolavoro.
Perchè, se da grandi non vogliamo diventare fotografi, non è necessario acquisire la tecnica fotografica, quanto ascoltare la propria sensibilità artistica.
Con qualsiasi macchinetta digitale, anche con la più semplice, è possibile scattare ripetutamente senza alcun costo (quando bisognava comprare e sviluppare la pellicola erano dolori!) e sperimentare i “filtri” con cui si possono avere immagini in bianco e nero o seppia (io preferisco le digitali che inseriscono il filtro prima dello scatto e non che trasformano la fotografia una volta scattata.. salvo poi il gusto di sbizzarrirsi nel farlo con le foto migliori!).
L’abitudine di molti è quella di tirar fuori la macchinetta fotografica solo in occasione di compleanni, vacanze e matrimoni, perchè si pensa che quelli siano momenti unici.
Verissimo, ma è un momento unico ed irripetibile anche quello in cui fermiamo l’idea di una persona, o di una situazione.
Quel momento è unico in quanto quell’idea così, come l’ abbiamo proprio noi, non può averla nessun altro.
Imprimere una sensazione attraverso la luce di un tramonto o di un cielo carico di pioggia.
Fermare il nostro umore con un autoritratto.
Scrivere con l’obbiettivo un nostro modo di vedere le persone intorno, di coglierne l’essenza.
Costruire anche, perchè no, una scena per trasmettere uno stato d’animo.
Quelle che vi mando sono alcune foto fatte per gioco, senza alcuna tecnica, ma solo con il sentimento, ed in qualche caso con l’aiuto di qualcuno che si è prestato a realizzare le mie idee ( e che ringrazio!!!).

Dunque il mio invito è quello di prendere la macchinetta fotografica e lanciarsi in un nuovo esperimento: raccontare e raccontarsi.. SCRIVERE CON LA LUCE.
Aspetto le foto di qualcun altro che come me abbia voglia di lasciare impresso qualcosa di sè, o che trovi qualcosa di sè in qualche foto già scattata senza saperlo.
…Micol
www.myspace.com/ungiornoqualsiasi

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Innamorarsi oggi

July 17, 2007 by MICOL  
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innamorarsi-oggi1.jpg

Un giorno, non troppi mesi fa,
consideravo, durante una chiacchiera “da aperitivo” sul mondo e sulla vita,
che nell’era in cui è più facile dimenticarsi le chiavi di casa che il cellulare,
nell’era dei reality, in cui spiare le reazioni umane è diventato legittimo ed indispensabile,
nell’era dei lucchetti virtuali per giurarsi amore eterno (www.lucchettipontemilvio.com)…
..in questa nostra era, dove tutto è permesso,
dove la trasgressione non esiste più perché non esiste più nulla da disattendere, nulla a cui disobbedire..
.. in questa nostra era, consideravo, con le amiche, come innamorarsi fosse diventato difficile.
È diventato complicato, dicevo, provare il sentimento più elementare.
Non abbiamo più modo di provarlo, di assaporarlo.
Perché gli infiniti canali di cui usufruiamoinnamorarsi-oggi-2.jpg
per esprimerci, per comunicare,
le mille alternative virtuali alla realtà,
ci hanno tolto il gusto delle cose semplici.
Ciò che sembra semplificarci la vita,
l’sms per dirsi qualsiasi cosa,
la “summer card”, la “maxi tim”, il “pieno wind” e chi più ne ha più ne metta,
internet per trovare quello che ti serve sapere a qualsiasi ora ti serva saperlo,
l’adsl per farlo ancora più in fretta perché così puoi cercare di più..
.. tutto questo in realtà ci riempie la testa di illusioni effimere, pensavo.
Quello che ci fa risparmiare tempo
in realtà ci toglie tempo, pensavo.
Il tempo di sorseggiare un caffè con un amico:
… tanto lo becco su msn.
Il tempo di fare una telefonata:
… tanto scrivo un sms traboccante di “csd” e “tvtttb”.
Il tempo di ascoltare con attenzione una canzone alla radio:
… tanto poi cerco il testo su “Google”.
Ecco, nell’era di tutto quello che, pensavo, ci distrae,ci illude,
io,
spaventata nel vedere bambine di 6 anni parlare col telefonino più figo del mio,
terrorizzata e confusa davanti alle campagne pubblicitarie delle compagnie telefoniche che se non stai attento ti ritrovi con 8 cellulari ultima moda e con 20 promozioni attive sui tuoi 3 numeri di telefono,
io,
che andavo fino in stazione per comprare il biglietto del treno solo per il gusto di attraversare la città e di vedere cosa succedeva negli altri quartieri,
io,
che pensavo tutto quello che ho scritto finora,
io,
proprio io..
ora faccio i biglietti aerei su internet,
coltivo le amicizie su msn,
pubblico foto su my space,
attivo tutte le promozioni per avere 200-500-1000 minuti di telefonate gratis,
e sono innamorata di un uomo che per il primo mese era solo virtuale.
E mi devo rimangiare tutto,
ri-ingoiare tutte le considerazioni “da aperitivo” sul mondo e sulla vita. …

Ora che sogno un futuro con un uomo splendido che non avrei mai potuto conoscere altrimenti..
.. ora che mi rendo conto che se lo avessi per caso incontrato ad una cena magari non ci avrei parlato che per mezz’ora e che in quella mezz’ora non ci saremmo mai detti tutto quello che ci siamo detti chattando..
Ora devo ammettere che anche internet può essere un modo di conoscersi, di osservarsi, di capirsi più profondamente di quanto si possa fare davanti ad un aperitivo in cui la metà delle cose dette sono dettate dal personaggio che ci si crea e non dalla persona che si è. …

Siamo nell’era delle comunicazioni virtuali,
e tanto vale viverle.
Ed io ne sono l’esempio calzante.

Ho conosciuto il mio grandissimo amore su un sito come ce ne sono tanti (www.badoo.com ).
Mi sono iscritta per gioco su invito di un amico che a sua volta si era iscritto coinvolto da non so da chi..
Queste sono le tipiche cose che notoriamente iniziano “per gioco” e poi coinvolgono più gente di quanta immagini (spesso, tra l’altro, mi è capitato di parlare del sito con persone che poi.. erano già iscritte!!)
Il sito, in effetti, nonostante io non abbia diretta conoscenza di altre chat, si presenta accattivante: ogni iscritto usufruisce di una propria pagina dove inserire le proprie foto e parlare di sé. Tutti gli altri iscritti possono contattarti e tu decidere liberamente se rispondere o meno, oltre che naturalmente – e questa è la parte più appagante per il diffuso senso vouyeristico della nostra era – sbirciare nelle pagine altrui e contattare a tua volta chi ti interessa.
Gente di tutto il mondo, di tutte le età, e di tutti i gusti sessuali, anche.
Ma al di là di qualche maniaco che mi invitava ad improbabili festini (ahhhhhhhhhhhh!!!!) o di qualche proposta vagamente oscena (seppur lavorativamente parlando, visto che una donna sui 45 anni mi ha contattato chiedendomi se avessi mai pensato di fare la escort!!), il sito è pulito.. o almeno lo è abbastanza da non offendere costantemente un normale senso del pudore.
Così, sistemata la tua paginetta come meglio credi, inizi a scegliere o a farti scegliere, con l’impressione sgradevole di essere in un grosso supermercato di esseri umani dove provare non costa nulla e passando tra gli scaffali decidi se assaggiare o meno.
Il paragone non è felice, ma la sensazione è proprio quella…si comincia a chattare – a seconda dei gusti – con qualcuno che ci incuriosisce vuoi per lo sguardo o per il look, vuoi perché ha interessi quanto meno condivisibili, vuoi (nel caso più fortunato) perché ha saputo scrivere qualcosa di interessante su di sé senza fare errori grammaticali.
Io non contattavo mai per prima. Rispondevo ogni tanto, a tempo perso, a qualcuno che potesse sembrarmi interessante, disilludendomi abbastanza velocemente.
Poi è arrivato LUI.
Mi contattava una sola volta al mese, ma sistematicamente.
Ogni tanto provava ad attaccare discorso con un “ciao”.
Non gli ho mai risposto, né ho mai visitato la sua pagina, perché la piccola foto identificativa accanto al suo nick name sembrava finta (su badoo, come su altri siti simili, succede spesso che gli iscritti mettano foto di modelli o attori, per non mostrarsi o semplicemente per attirare l’attenzione).
Fino a quando un pomeriggio, dopo pranzo, LUI ha provato a salutarmi di nuovo.
Io venivo da una mattinata lavorativa stressante e da un periodo di riflessione sulla mia vita.
Era una giornata pesante, noiosa.
Non avevo null’altro da fare che andare a vedere cosa volesse quest’uomo che ogni tanto ricompariva nei miei contatti.
Ho finalmente aperto la sua pagina.
LUI era vero: le foto con il cane, nel salone di casa, e con gli amici mi raccontavano di una vita normale.
Ho letto dei suoi interessi, delle sue abitudini.
E gli ho risposto.
Da allora, da quel pomeriggio, non ci siamo più lasciati.
Abbiamo parlato ore ed ore, ci siamo scritti, telefonati, videochiamati con la web cam.
Ci siamo letteralmente innamorati.
Ci siamo cancellati da Badoo scrivendo nella motivazione che avevamo trovato l’anima gemella.
Non uscivamo più e quando, raramente, uscivamo, l’idea era di correre a casa per sentirci di nuovo.
Una storia d’amore a tutti gli effetti, fatta di musica, di parole, di sogni.
Solo che gli appuntamenti erano in chat, o al telefono.
Abbiamo resistito 20 (lunghissimi ed intensissimi per noi) giorni prima di decidere che avremmo dovuto conoscerci di persona.
La distanza era tantissima.
Io a Roma, LUI in Sicilia.
Ma dovevamo farlo.
Respirare i nostri odori.
Abbracciarci.
Stavamo impazzendo senza poterci toccare, senza poterci vivere.
Ho prenotato un aereo per la Sicilia (su internet.. naturalmente!!).
Gli ultimi tre giorni prima dell’incontro eravamo nervosi, impauriti e paranoici.
Abbiamo anche litigato.
La paura della delusione era reciproca e pressante.
Ci soffocava il pensiero di vederci e non piacerci.
Ci esauriva l’idea di poter perdere tutto quello che ci eravamo costruiti virtualmente e di dover tornare con i piedi per terra dopo esserci fatti tante promesse e tante illusioni su di noi.
Sono atterrata a Palermo e volevo tornare indietro.
Non avevo il coraggio di vederlo, e di farmi vedere.
Quando le porte degli arrivi si sono aperte LUI era appoggiato al bancone del bar, bellissimo, con il suo fare affascinante che mille volte avevo intuito in webcam.
Ci siamo abbracciati e non ricordo assolutamente cosa ci siamo detti, considerando che io ero su un altro pianeta.
LUI lo ricorda e dice che io non smettevo un attimo di parlare, probabilmente per evitare silenzi scomodi.
Abbiamo preso il caffè più imbarazzante della nostra vita, credo, e ci siamo fumati la sigaretta più lunga della storia, sulla panchina fuori all’aereoporto.
Due sconosciuti innamorati pazzi, ecco cosa eravamo: il vero paradosso.
Mi ha portato nella sua città, a mangiare i ricci di mare.
A pranzo ha cominciato a parlare anche LUI.
Da lì, il nostro amore già nato abbiamo cominciato a gestirlo con meno difficoltà, anche se non è stata una passeggiata.
Sono stati tre giorni di alti e bassi.
L’amore folle e la paura.
La paura, il terrore di scoprirsi.
Le discussioni e i chiarimenti.
Un sogno in certi momenti.
Un incubo in altri.
C’era la consapevolezza, spaventosa, che dopo quei tre giorni qualcosa per noi due, conosciuti su Badoo, sarebbe inevitabilmente cambiato, comunque, in un senso o in un altro.
Sembrava che stessimo insieme da anni, e invece ci conoscevamo da una manciata di ore, e questo complicava le cose, perché i discorsi ed i gesti a volte erano totalmente fluidi e spontanei, altre volte erano impacciati.
Quando sono partita per Roma ci siamo salutati di fretta, perché stavo perdendo l’aereo.
Non abbiamo fatto in tempo a parlare di cosa sarebbe successo tra noi, non ci siamo detti nulla, forse non abbiamo voluto dire.

Oggi, a distanza di 4 mesi siamo ancora insieme,
ci amiamo da impazzire,
pensiamo ad un futuro insieme,
parliamo di NOI.
Lui ha scelto una destinazione lavorativa il più possibile vicina a Roma.
Io vado a trovarlo ogni 15 giorni.
Nell’intervallo tra un incontro e l’altro ci amiamo, litighiamo, facciamo pace, ci manchiamo, come tutte le coppie del mondo.
Ed ogni volta che ci vediamo ci innamoriamo di più, se mai fosse possibile amarsi più di quanto già ci amiamo.
Lui è l’uomo che cercavo e che non credevo esistesse.
È l’uomo più meraviglioso che abbia mai conosciuto.
E, beffa del destino, l’ho conosciuto su internet, proprio io che diffidavo della realtà virtuale.
Forse è stata premonitrice una battuta fatta ad una mia amica in tempi non sospetti, quando le dissi che se trovavo il fidanzato su badoo me lo sposavo perché doveva essere proprio destino trovare l’uomo della mia vita in quel manicomio.
Io l’ho trovato.
Ma in tempi in cui c’è in tv la pubblicità di www.meetic.it di cosa vogliamo stupirci??
Anzi dovrò contattare badoo per proporgli di farci fare una pubblicità del sito..
..così magari mettiamo via qualche soldo per sposarci..
E nel frattempo, giusto per non farmi mancare proprio niente nell’era del virtuale, o per non trovarmi indietro nella corsa all’ultima trovata di internet, ho attaccato un bel lucchetto al ponte di www.lucchettipontemilvio.com ..
A volte capita di rivoluzionare le proprie idee… …Micol

…di Antoine De Saint Exupèry – “Il piccolo principe”

July 11, 2007 by MICOL  
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“Trascorriamo la vita
pensando a cosa fare,a dove andare,
a cercare persone nuove.
Trascuriamo spesso l’essenza
di quello che viviamo.
Poi arriva un giorno una volpe ad insegnarci
che bisogna “creare dei legami”,
che “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Questo capitolo ha per me un significato importante…è un inno alla gioia di
vivere le persone che incontriamo come
se esse fossero uniche al mondo,
a soffermarci a capirle, ad ascoltarle,
a renderle uniche.
“Va’ a rivedere le rose.
Capirai che la tua rosa
è unica al mondo.” ”

…Micol

In quel momento apparve la volpe.

“Buon giorno”, disse la volpe.

“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.

“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”

“Chi sei?” domando il piccolo principe, “sei molto carino…”

“Sono una volpe”, disse la volpe.

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono cosi triste…”

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.

“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

“Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”

“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe. “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“Gli uomini”, disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E molto noioso! Allevano anche delle galline. E il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”

“No”, disse il piccolo principe. “Cerco amici. Che cosa vuole dire “addomesticare”?”

“E una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”

“Creare dei legami?”

“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.

Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro per te unica al mondo”.

“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”

“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’e un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”

“E possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”

“Oh! Non e sulla Terra”, disse il piccolo principe.

La volpe sembro perplessa:

“Su un altro pianeta?”

“Si”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”

“No”.

“Questo mi interessa! E delle galline?”

“No”.

“Non c’e niente di perfetto”, sospiro la volpe.

Ma la volpe ritorno alla sua idea:

“La mia vita e monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara come illuminata. Conoscero un rumore di passi che sara diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e dorato, mi fara pensare a te. E amero il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:

“Per favore… addomesticami”, disse.

“Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.

“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”

“Che bisogna fare?” domando il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi, nell’erba. Io ti guardero con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu vicino…”

Il piccolo principe ritorno l’indomani.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera la mia felicita. Quando saranno le quattro incomincero ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro il prezzo della felicita! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

“Che cos’e un rito?” disse il piccolo principe .

“Anche questa e una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Cosi il piccolo principe addomestico la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:

“Ah!” disse la volpe, “… piangero”.

“La colpa e tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”

“E vero”, disse la volpe.

“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.

“E certo”, disse la volpe.

“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

Poi aggiunse:

“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua rosa e unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero un segreto”.

Il piccolo principe se ne ando a rivedere le rose.

“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto un mio amico e ora e per me unica al mondo”.

Le rose erano a disagio.

“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si puo morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, e piu importante di tutte voi, perché e lei che ho innaffiata. Perché e lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché e lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre perle farfalle). Perché e lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché e la mia rosa”.

E ritorno dalla volpe.

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale e invisibile agli occhi”.

“L’essenziale e invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe , per ricordarselo.

“E il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante”.

“E il tempo che ho perduto perla mia rosa…” sussurro il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”

“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

…di Antoine De Saint Exupèry -

“Il piccolo principe”