Perchè e come vivere senza crudeltà sugli animali

September 12, 2009 by smink  
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PulcinoÈ considerato normale usare gli animali per tutto quanto ci pare “utile” o “divertente”: tenerli prigionieri in gabbie nei circhi e negli zoo, comprarli nei negozi, usarli nei laboratori, mangiarli, usare la loro pelle e pelliccia, è ormai così abituale che non ce ne accorgiamo nemmeno, e non ci rendiamo conto della sofferenza che, senza farlo apposta, la nostra vita di tutti i giorni causa a milioni di animali.

Noi vorremmo che ciascuno se ne accorgesse, e che capisse che, con un nostro semplice cambiamento di abitudini, tutti questi animali possono essere salvati.

? Far soffrire e morire gli animali è in nostro potere, non è un nostro diritto; è anche in nostro potere, e nostro dovere, evitarlo. Il nostro invito è non continuare a fare del male a causa di una non-scelta. Per poter scegliere, occorre sapere, conoscere la realtà dello sfruttamento degli animali, e conoscere le tante alternative possibili per evitarlo. ?

La sezione “Informazione” di AgireOra Network offre dunque una serie di “schede riassuntive” (che rimandano poi ai siti di approfondimento del Network) che spiegano il perchè, e altre, sottoforma di consigli pratici, che spiegano il come, arrivare a vivere senza crudeltà la nostra vita di tutti i giorni.

Informazioni di base

Allevamenti e scelta veg – La fonte di sofferenza e morte per gli animali che ha maggior impatto in assoluto, molto più di ogni altro genere di maltrattamento e uccisione, e soprattutto che ciascuno di noi può fermare, è l’allevamento di animali per l’alimentazione umana. [ Leggi » ]

Vivisezione – Molti affermano “la vivisezione non esiste più”. O non sanno di cosa parlano, o sono in malafede. “Vivisezione” non è solo il sezionare la rana viva, o gli atroci esperimenti del passato in cui i cani venivano legati con cinghie a una tavola e poi sezionati. Oggi la vivisezione è ben altro. Molto peggio. Milioni di animali ogni anno, nel mondo, subiscono, nei laboratori, avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell’AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro. [ Leggi » ]

Pellicce – Tutti sappiamo che per confezionare una singola pelliccia decine di animali soffrono e muoiono nella maniera più atroce, in allevamento (di solito) o catturati con tagliole o altri metodi terribili. È però importante sapere un po’ più di questo, di modo che non possa mai e poi mai venirci la “tentazione” di comprare, non solo una pelliccia, ma anche un semplice cappotto col collo di pelo, o uno dei tanti giubbotti che vano di moda con bordo di pelliccia sul collo o sui polsi: anche per quei semplici “ornamenti” gli animali vengono torturati e uccisi in modo cruento. [ Leggi » ]

Caccia – L’attività venatoria è svolta in Italia da una percentuale irrisoria di persone – l’1% della popolazione – eppure fa danni enormi: agli animali, che a decine di milioni vengono ammazzati, all’ambiente, riempito di piombo, alle persone, che non possono più andare in campagna o in montagna in tutta tranquillità durante la stagione venatoria, perché i cacciatori “comandano loro” con prepotenza e arroganza e feriscono e ammazzano “per sbaglio” persone innocenti. [ Leggi » ]

Circo, zoo, acquari – Per gli animali, circhi, zoo e qcquari significano prigionia a vita in luoghi angusti, e, nel caso dei circhi, continui spostamenti sui camion, sofferenza psicologica e sofferenza fisica per le percosse subite negli addestramenti. [ Leggi » ]

Vivere senza crudeltà

Cibo – Quando scegliamo di mangiare una cosa al posto di un’altra, facciamo la differenza tra la vita e la morte, per gli animali. Scegliendo di non mangiare animali ne salviamo, nel corso della nostra vita, circa 1400, senza dover fare null’altro. E dunque, facciamola, questa scelta potentissima! [ Leggi »]

Vestiti – Di solito non ci si pensa, ma purtroppo, nelle cose “normali” che indossiamo tutti i giorni – abiti, scarpe, giubbotti, cappotti – o con cui arrediamo la nostra casa – divani, trapunte, ecc. – si nasconde una grande sofferenza per gli animali, e poi la morte – sempre cruenta e dolorosa. [ Leggi » ]

Cosmetici – Tutti ormai han sentito parlare di cosmetici, prodotti per l’igiene personale e detersivi “non testati su animali”, o “cruelty-free”. Comprare questi prodotti anziché quelli “normali” nei supermercati è un modo per dichiarare il nostro NO alla vivisezione, e più saremo, più saremo ascoltati! [ Leggi » ]

Divertimento – Capita a volte che non ci rendiamo conto che per il nostro divertimento gli animali soffrano terribilmente, e muoiano per la vita terribile cui sono sottoposti. Evitare di essere complici non è difficile, basta prestare un po’ di attenzione ai posti in cui si va, e, semplicemente, non frequentarli più, se comportano lo sfruttamento di animali. [ Leggi » ]

Animali domestici – Quando una persona ha in casa un animale domestico, viene considerata come qualcuno che “ama gli animali”. Spesso, però, non è così, a volte per semplice non conoscenza dei problemi che stanno dietro l’adozione e la cura degli animali, altre volte per scelta. Vediamo come fare per amare davvero e rispettare il “nostro” animale domestico, e tutti gli altri. [ Leggi » ]

fonte: http://www.agireora.org

Topo di 82cm rane con zanne

September 8, 2009 by smink  
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topo1Scoperto maxi-topo da 82 cm
C’è anche una rana con le zanne

Scoperto in un “vulcano perduto” nel cuore della foresta della Papua Nuova Guinea. Pesa un chilo e mezzo e non ha paura degli uomini. Insieme a lui altre nuove specie. Compreso il pesce che fa “grunt”

RATTI grossi come cani, pesci che grugniscono e rane con le zanne: sembrano esseri viventi di un mondo alieno. E in qualche modo lo sono, visto che sono stati scoperti in un “vulcano perduto” nel cuore della foresta della Papua Nuova Guinea, sulle Southen Highlands, una remota regione del Paese.Le nuove creature, alcune delle quali totalmente sconosciute, sono state portate alla luce da una spedizione scientifica che ha realizzato un documentario per la BBC. Il ratto appena scoperto è lungo 82 cm e pesa circa un chilogrammo e mezzo e non ha mostrato alcuna paura nei confronti degli uomini che lo hanno avvicinato. Sembra sia vegetariano. Insieme alle altre esotiche creature, il ratto vive all’interno del Monte Bosavi, a circa 1.000 m di quota e sembra che non esista in nessuna altro luogo della Terra.

Possiede una folta pelliccia bruno argentea che gli permette di sopravvivere in un ambiente estremamente umido e freddo, quali sono le condizioni presenti nel cratere del vulcano, che non erutta più da almeno 200.000 anni. Al momento è stato chiamato “Bosavi lanoso”, anche se non gli è ancora stato riconosiuto un nome scientifico. “E’ senza dubbio uno dei più grossi ratti che vivono sul pianeta e nonostante le sue dimensioni appartiene alla famiglia di quelli che vivono nelle fognature delle città”, ha spiegato Kristofer Helgen dello Smithsonian National Museum of Natural History che ha seguito la ricerca sul campo. Il ratto Bovasi però, ha la sua dimora nelle cavità degli alberi o forse sottoterra.

La scoperta è avvenuta per caso, in quanto il ratto è entrato nell’inquadratura di una telecamera all’infrarosso, sistemata all’interno del vulcano proprio per scoprire l’esistenza di esseri viventi. Il cameraman Gordon Buchnan si è subito accorto di essere in presenza di un essere quantomeno poco conosciuto dalla comunità scientifica, ma non appena è giunto sul posto Helgen ci si è resi conto dell’importanza della scoperta.

E’ la prima volta che una spedizione scientifica entra nel cuore del cratere. Sembra che al suo interno siano arrivate pochissime persone. A difendere il cratere, tra l’altro, vi sono pareti alte circa 1.000 metri non semplici da salire.La spedizione ha messo rivelato l’esistente anche di altri roditori, che rispetto a loro simili che vivono in altre regioni della Terra, hanno mostrato tutti di avere maggiori dimensioni. Inoltre sono state portate alla luce una quarantina di nuove specie di animali che attendono ora una verifica ufficiale. Tra di esse un marsupiale, chiamato Bosavi Silky Cuscus, un gecko del tutto sconosciuto, una rana con piccole zanne e un pesce, chiamato Henamo Grunter, che emette una sorta di grugnito da una piccola vescica. I ricercatori hanno anche trovato un rarissimo bruco e vari insetti che attendono di essere classificati con precisione. “Nel cuore di quel “vulcano perdito” – ha detto Helgen- vive realmente una comunità che è ancora tutta da scoprire”

fonte: www.repubblica.it

Hans Ruesch era il padre dell’antivivisezione

August 29, 2007 by Andrea  
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hans-ruesch.jpgMORTO IL PADRE DEL MOVIMENTO ITALIANO ANTIVIVISEZIONE. IL TRIBUTO DELL’ENPA ALLA MEMORIA DI HANS RUESCH
Con Hans Ruesch scompare uno dei grandi padri del movimento antivivisezionista. La sua opera rappresenta una pietra miliare, sia per l’affermazione dei diritti degli animali, sia per l’affermazione di una ricerca scientifica dalla parte degli uomini: egli tra i primi ha sfatato, infatti, il mito di una scienza falsa e bugiarda, quella che ha voluto identificare il modello animale con quello umano ed in nome di questo presupposto mendace ed errato ha sacrificato milioni di animali.
Ad Hans Ruesch, la sua tenacia, dobbiamo in modo particolare l’affermazione di un movimento contro la vivisezione che oggi trova i suoi sostenitori in molti studiosi, medici, scienziati, oltre che in tantissimi cittadini, anche in Italia. L’Enpa, nel ricordarlo con gratitudine, rinnova il suo impegno contro la vivisezione e ricorda che altrettanto deve fare il mondo politico, a cominciare dal Governo, che ha voluto scrivere nel suo programma elettorale l’abolizione progressiva di una pratica barbara ed inaccettabile. (28 agosto)
…fonte www.enpa.it

Addio ad Hans Ruesch
Era il padre dell’antivivisezione

E’ morto lunedì mattina nella sua casa di Massagno sul lago di Lugano in Svizzera Hans Ruesch. Aveva 94 anni.

Nato a Napoli nel maggio 1913. Entrambi i genitori erano di nazionalità elvetica, figli di industriali svizzeri stabilitisi a Napoli. La madre Ginevra, figlia di Filippo Büchy del cantone di Argovia, si era italianizzata, il padre era rimasto svizzero e aveva prontamente iscritto il figlio al consolato svizzero di Napoli, il che faceva di Hans fin dalla nascita un cittadino svizzero a tutti gli effetti, secondo un accordo vigente tra i due Paesi.

Dopo aver frequentato le scuole a Napoli fino all’età di 12 anni, Hans è stato mandato in patria a finire i suoi studi, sia nella Svizzera francese che in quella tedesca, diventando così poliglotta (multilingue). Dopo un interludio di 8 anni, in cui ha scorrazzato per tutta l’Europa e l’Africa (Tripolitania e Africa del Sud) e si è impegnato nella sua passione giovanile per le gare automobilistiche di Formula 1 dove ha corso anche per la Scuderia Ferrari, nell’ottobre del ‘38 emigrò negli Stati Uniti, per proseguirvi una carriera letteraria da lui già iniziata al tempo delle corse. Difatti nel 1937 era apparso in Svizzera il suo primo romanzo, scritto in tedesco, proprio sulle corse d’auto. Romanzo da lui stesso tradotto in inglese alcuni anni dopo e nel 1953 portato sullo schermo da Darryl Zanuck della Twentieth Century Fox con Kirk Douglas nel ruolo del protagonista. Il titolo americano del film fu The Racers, in Italia Destino sull’asfalto.

Subito dopo la guerra è ritornato in Europa, sbarcando nel gennaio del 1946 nella sua città natale devastata dai bombardamenti alleati, nel periodo in cui alcuni anni più tardi ambienterà il suo I mammà e papà. Questo romanzo, da lui prima scritto in inglese, era poi stato dall’autore stesso tradotto in italiano. Ma nel frattempo, nel1950, era apparso negli Stati Uniti il suo primo bestseller, TOP OF THE WORLD; noto in Italia come Paese dalle ombre lunghe, portato sullo schermo dieci anni dopo col titolo Ombre Bianche e con Anthony Quinn nel ruolo dell’eschimese.

Dopo aver pubblicato ancora Paese dalle ombre corte, Partita di Caccia, Com’esser poveri, I mammà e papà e Ritorno alle ombre lunghe , tutti scritti dapprima in inglese e poi da lui stesso tradotti in italiano, smise di scrivere romanzi per dedicarsi interamente alla lotta contro la truffa della vivisezione, condotta sotto il pretesto della ricerca medica. Avendo anche già studiato medicina per anni e curato per una casa editrice una collana medica denominata “I manuali della salute”, è convinto, come tanti altri, che la vivisezione non è altro che una lucrosissima truffa, finalizzata a una continua raccolta d’ingenti fondi per una presunta “ricerca medica” da molti medici considerata non solo inutile ma fuorviante. Tanto è vero che le malattie tuttora nominate come le principali cause di morte — cancro, diabete, mali cardio-circolatori — non sono sparite, ma sono aumentate da quando è stata introdotta la vivisezione come unico mezzo di “ricerca medica”.

Queste idee, esposte in Imperatrice nuda, il primo libro che Hans Ruesch ha scritto fin dall’inizio direttamente in italiano, suscitando scandalo in Italia al suo apparire nel gennaio 1976, segnò anche la fine della carriera letteraria di questo autore fuori dagli schemi. Allora ebbe inizio il suo pellegrinaggio da un tribunale all’altro in vari paesi, trascinatovi non apertamente dall’industria farmaceutica come taluni logicamente assumono, ma al contrario da finti alleati. E’ questo il soggetto del suo successivo libro, intitolato I falsari della Giustizia , che verrà presto pubblicato.

Ma intanto la Prentice Hall, la primaria casa americana di opere didattiche, ha pubblicato nel 2003 una nuova antologia di quasi 800 pagine, destinata all’insegnamento universitario e intitolata Dal passato al presente: idee che hanno cambiato il nostro mondo. Tra i 73 autori di cui sono citati ampi stralci figura anche Hans Ruesch . Per quale opera? Per quella che finora era stata la più soppressa in tutti i 9 paesi in cui era apparsa: Imperatrice Nuda.

Nonostante la lunga malattia che lo ha portato alla morte, Ruesch è riuscito a portare a termine, alla fine del 2006, l’ultimo suo libro, Le figlie dell’Imperatrice, ideale continuazione di Imperatrice Nuda e suo testamento spirituale. Su Ruesh, negli anni scorsi, sono usciti due libri-intervista: nel 2005 La medicina smascherata del prof. Marco Memone Capria e, recentemente, di Luca Delli Carri, un’intervista legata alla ripubblicazione de Il Numero Uno per Fucina Editore, in cui il “grande vecchio” racconta la sua vita.

…fonte www.tgcom.it

Sei riflessivo o impulsivo? Non è solo questione di carattere, ma anche di cervello!

August 23, 2007 by margot  
Filed under Salute

CervelloNel cervello di chi “si trattiene” si accende una zona sopra gli occhi
Impulsivi o riflessivi? Agire d’istinto o trattenersi non è solo questione di carattere, ma anche di cervello. Parola degli autori di uno studio pubblicato sul “Journal of Neuroscience”, che hanno scoperto l’area cerebrale del self-control.

Grazie a indagini di risonanza magnetica funzionale su 15 persone, il coordinatore Marcel Brass del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences (Germania) e della Ghent University (Belgio), e il collega Patrick Haggard dell’University College di Londra (Gb), hanno infatti individuato la zona dell’autocontrollo in una parte della corteccia cerebrale localizzata direttamente sopra gli occhi.

In sintesi, gli scienziati hanno analizzato l’attività del cervello dei partecipanti all’esperimento, chiamati a premere un pulsante su una tastiera. In alcuni casi i volontari dovevano pigiare il tasto d’istinto, mentre in altri casi dovevano fermarsi un attimo prima di schiacciarlo. In questo modo gli esperti hanno potuto osservare le differenze tra l’attività cerebrale di chi compiva un’azione e di chi la pensava, ma poi decideva di non compierla. Risultato: nel gruppo degli “impulsivi”, rispetto al gruppo dei “trattenuti”, si accendeva un’area nella corteccia fronto-mediana centrale del cervello (dFMC).

«La capacità di non compiere un’azione dopo averla pensata rappresenta un’importante distinzione tra il comportamento intelligente e quello istintivo – dice Brass – come pure fra uomini e animali». Fonte: stampa

CANNABIS/SCHIZOFRENIA

August 13, 2007 by GIUSY  
Filed under Salute

cannabis.jpgGB: CANNABIS/SCHIZOFRENIA, I RISULTATI DELLO STUDIO DEL LANCET NEI COMMENTI DEGLI ESPERTI

Uno studio pubblicato dal Lancet - disponibile sul sito del Guardian – suggerisce che l’uso di cannabis possa aumentare il rischio di schizofrenia del 40%. Ora la parola passa agli esperti, i quali sostengono che non vi siano ancora elementi sufficienti per riclassificare la cannabis in classe B.

Il Prof. Robin Murray, specialista di psicosi indotte dall’uso di cannabis, sostiene che lo studio del Lancet – che il ministero degli Interni britannico intende utilizzare nella discussione che deciderà della riclassificazione della cannabis – aggiunge “molto poco” alla comprensione dei rischi per la salute prodotti da questa sostanza.

“I politici pensano che la riclassificazione sia importante – ha dichiarato Murray al Guardian – ma non lo è. I quattordicenni che si fanno le canne non hanno idea della differenza tra classe B e C. Se la cannabis venisse riclassificata in classe B, per loro non cambierebbe niente, dato che per i quattordicenni è già illegale. Ciò che serve è l’educazione sui rischi”.

Sui risultati dello studio, una meta-analisi condotta su studi precedenti, il Prof. Murray propone un’interessante analogia: “Individui che – forse con una lieve predisposizione – non avrebbero diversamente contratto la schizofrenia, si ammaleranno perché hanno assunto cannabis. Un po’ come quando una persona che ha solo una minima predisposizione per il diabete lo contrae perché mangia troppo”.

Il Dr. Brian Iddon, parlamentare laburista che presiede l’intergruppo parlamentare sull’abuso di droghe, afferma che lo studio pubblicato ieri dal Lancet non lo ha convinto della necessità di un ritorno alla classe B della cannabis. “Se Gordon Brown cambia la classificazione di questa sostanza, lo fa per motivazioni politiche e non sulla base di evidenze scientifiche”.

Anche l’associazione DrugScope si dice contraria alla riclassificazione, non essendoci prove che questa porterebbe ad una riduzione del consumo. Martin Barnes, Direttore dell’associazione, sostiene che “da sole, le tattiche shock raramente funzionano”. “Bisogna essere sicuri – dice Barnes – che l’informazione sull’uso della cannabis e sui rischi ad essa associati venga compresa dagli insegnanti e dal personale sanitario che lavora con i ragazzi e sia veicolata nei modi in cui essi possono recepirla”.
ANTIPRO/MaCa

[DATA: 28/07/2007]

www.antiproibizionisti.it/notizia.asp?n=6994
www.image.guardian.co.uk/sysfiles/Guardian/documents/2007/07/27/cannabis_new.pdf

Cannabis e rischio di sviluppare la schizofrenia: mito o realtà?
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
02/12/2005 11.26.00
La notizia. Il consumo di cannabis durante l’adolescenza può indurre alterazioni dello sviluppo della conformazione di specifiche aree cerebrali portando ad anomalie simili a quelle viste in coetanei schizofrenici. È quanto emerge da uno studio presentato al meeting annuale della Radiological Society of North America (RSNA) tenutosi a Chicago. Diretta da Sanjiv Kumra del Zucker Hillside Hospital di Glen Oaks, presso New York, la ricerca suggerirebbe un rischio maggiore di ammalarsi per quei giovanissimi che fumano spinelli abitualmente e hanno già una predisposizione alla malattia.

Le ricerche. La schizofrenia è una malattia psichiatrica grave e complessa dalle cause tuttora ignote ma che sicuramente dipende sia da predisposizioni genetiche che da fattori ambientali. Si rincorrono le pubblicazioni sul tema. Lo studio presentato in occasione del meeting RSNA ha cercato di indagare il legame tra l’uso di cannabis in età adolescenziale e rischio di sviluppare schizofrenia. Gli esperti hanno usato una tecnica diagnostica ancora più sofisticata della risonanza magnetica funzionale per immagini, la “diffusion tensor imaging” (DTI), per visualizzare lo sviluppo e la conformazione del “fasciculus arcuato”, un gruppo di fibre che connettono l’area di Broca, nel lobo frontale, con l’area di Wernicke, nel lobo temporale sinistro. Questa regione è deputata a gestire gli aspetti più complessi del linguaggio e delle capacità uditive. Gli esperti hanno coinvolto nello studio 12 individui maschi sani appena entrati nell’adolescenza e 12 individui maschi sani alla fine dell’adolescenza per confrontare il grado di sviluppo età-dipendente del loro cervello, 11 pazienti schizofrenici comparati con 17 individui di controllo sani con simili caratteristiche, 15 pazienti schizofrenici che fumano marijuana comparati con 17 individui di controllo sani con simili caratteristiche, 15 fumatori di marijuana comparati con 15 individui di controllo con simili caratteristiche ma non fumatori. Gli esperti hanno visto che nei 24 individui sani la regione cerebrale interessata si sviluppa normalmente nel tempo. Invece negli adolescenti fumatori essa presenta anomalie di sviluppo molto simili alle anomalie riscontrate nel cervello di pazienti schizofrenici. È probabile che le tossine messe i circolo dalla cannabis siano particolarmente deleterie in un periodo cruciale dello sviluppo del sistema nervoso quale è l’adolescenza. “Questi risultati – ha dichiarato Kumra – suggeriscono che, oltre ad interferire col normale sviluppo del cervello, fumare cannabis in adolescenza potrebbe anche portare ad una comparsa più precoce della schizofrenia in individui geneticamente predisposti alla malattia”.
Lo studio viene rilasciato a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione di un’altra ricerca, in Australia, sull’uso abituale dello spinello tra gli adolescenti e il rischio psicosi. Quest’indagine si è basata sull’analisi delle cartelle cliniche di malati mentali ricoverati presso Sydney in istituti o assegnati a trattamento obbligatorio. La ricerca indica che quattro malati su cinque avevano fumato marijuana regolarmente fra i 12 e i 21 anni, pari al 75-80 per cento delle persone che soffrono di disturbi psicotici di lungo termine gravi, ha riferito il coordinatore della ricerca, Andrew Campbell dell’Istituto di salute mentale dello Stato. Secondo l’esperto, dunque, fumare abitualmente spinelli in adolescenza potrebbe portare negli anni a venire ad ammalarsi di psicosi.

Il punto. Anche un’editoriale della rivista Epidemiologia e Psichiatria Sociale ritorna sul tema. Ripercorrendo gli studi pubblicati negli ultimi anni sul legame tra utilizzo di cannabis in età adolescenziale e rischio di sviluppare la schizofrenia, l’editoriale, firmato da Marta Di Forti e Robin McGregor Murray, sottolinea come l’uso di cannabis non sia, studi alla mano, una causa dello sviluppo di schizofrenia ossia che non esista un rapporto di causa effetto; tuttavia vi sono chiare evidenze che la cannabis agisca come una concausa in una costellazione di cause che provocano la schizofrenia.

Bibliografia. 91st Radiological Society of North America Annual Meeting and Scientific Assembly
Di Forti et al. Cannabis consumption and risk of developing schizophrenia: mith or reality? EPS 2005;14:184-7.
http://it.health.yahoo.net/p_news.asp?id=13851

Evoluzione genetica condizionata dai fattori ambientali

August 10, 2007 by Andrea  
Filed under Salute

cromosoma-x.jpgNella ricerca si osserva che i terremoti hanno causato un’impronta genetica nella popolazione dello Stretto di Messina
Uno studio condotto da due ricercatori italiani (un ematologo e una biologa) che lavorano nei laboratori della Banca del cordone ombelicale a Sciacca (Ag), sembra dimostrare che l’evoluzione del DNA è influenzata dai fattori ambientali.

Lillo Ciaccio e Michela Gesù i ricercatori italiani che si sono occupati di questo studio, analizzando negli ultimi 4 anni le caratteristiche genetiche di circa 6000 campioni di sangue placentare e di circa 4000 donatori di midollo osseo (provenienti da Calabria e Sicilia), hanno scoperto che una certa modificazione del DNA ha una distribuzione regolare e ordinata in base alla zona di provenienza.
“Questo tipo di distribuzione del Dr11 non può essere attribuita a fluttuazioni casuali o a deriva genetica. Sembra piuttosto che la graduale e ordinata riduzione di frequenza del Dr11 possa dipendere dalla distanza dallo Stretto di Messina”, sottolineano i due ricercatori.
Hanno inoltre precisato che questo fenomeno osservato non è spiegabile con le invasioni di diversi popoli che hanno caratterizzato la storia della Calabria e della Sicilia (Normanni, Arabi, Bizantini…). I due scienziati ipotizzano che siano i terremoti ad influire sulla distribuzione del Dr11.
Questa ipotesi confermerebbe la teoria evoluzionistica enunciata, nell’800, dal naturalista e biologo francese Jean Baptiste Lamarck, secondo cui l’influenza dei fattori ambientali determinerebbe il ramificarsi dell’evoluzione del patrimonio genetico, teoria opposta a quella del “differenziamento casuale” del DNA proposta da Darwin.
Questa scoperta potrebbe contribuire a spiegare le modalità e le dinamiche dell’evoluzione, materia che tuttora causa perplessità e dibattito nella comunità scientifica.
L’area dello Stretto di Messina è stata colpita da diversi terremoti tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 e a causa di questi sismi si diffuse nell’aria il radon, gas nocivo all’uomo (fuoriuscito dalle fenditure nel terreno aperte dal sisma). I risultati dello studio mostrano che la presenza di Dr11 sia accentuata con una certa intensità nei soggetti che vivono nell’area dello Stretto di Messina e secondo le ipotesi di Ciaccio e Gesù questa mutazione sarebbe aumentata per difendere l’organismo dagli effetti nocivi del gas.
Nello zona dello Stretto di Messina il radon è molto presente ma allontanadosi da questa area, la presenza del gas va diminuendo sensibilmente. A Trapani ad esempio la presenza di radon è 70 volte inferiore a quella presente a Messina e Reggio Calabria.
I risultati di questa ricerca saranno pubblicati dalla rivista “Nature Genetics”

…fonte www.molecularlab.it (15/02/2007)